"[...] i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere qualche promessa. Il presente diventa in assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l'angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i controni del deserto di senso".
Leggo queste parole, amico mio, e in ognuna di esse vedo il tuo ritratto, fedelissimo, come avresti creduto di poterlo tracciare tu solo, che ti conosci meglio di chiunque altro. Ed invece guarda, nemmeno hanno un nome questi "giovani", tanto sono uguali tra loro e a te, come uno sciame di ombre. Credevamo che la nostra storia fosse unica ed irripetibile, e invece quanti percorrono lo stesso identico cammino, senza nemmeno accorgersi di non essere soli, tanto hanno perduto la capacità di guardarsi intorno.
La solitudine è l'unica virtù che credono ancora di possedere, poiché per essa hanno rinunciato a tutte le altre, e la loro convinzione di essere speciali li sostiene nel cammino che il potere ha tracciato per loro. Il nichilismo non è ribellione, ma è la resa definitiva, la miglior arma dell'oppressore che è nella mente dell'oppresso.
Provi un senso di onnipotenza nel disporre della tua esistenza fino a distruggerla, ma in realtà togliendo la tua vita dalle mani di un dio che odi la stai mettendo nelle mani dei re degli uomini. E' a loro che paghi un tributo quando consumi te stesso e il denaro che guadagni facendo un lavoro che odi, sono loro le tasche che stai gonfiando con la tua sofferenza.
Sprecare denaro nei modi più fantasiosi non è un gesto di disprezzo, è esattamente ciò che si aspettano da te, è l'inganno supremo attraverso cui ti fanno sentire diverso, forse in un certo modo anche libero, mentre ti plasmano come un soldatino della loro schiera immane e senza volto.
Loro ti vogliono così, fiacco, privo di ogni intuizione o sentimento, con il portafoglio sempre aperto. Che tu compri auto sportive e vestiti firmati oppure alcol e cocaina, poco importa. Stai comunque facendo girare la loro economia e gonfiando il Pil.
Quando eravamo ragazzini ci sentivamo diversi dagli altri. Ci piaceva respirare l'odore dei colli sopra la città, si sognava di trasferirsi a Santo Domingo, e aprire un bar sulla spiaggia.
Oggi, ogni scintilla di vita se n'è andata, ogni sogno chiuso in un cassetto, o forse finito giù per il cesso, tanto per essere sicuri che non ne resti traccia. Rimane solo una rabbia ostinata, e l'orgoglio di essere diverso, di averli fregati tutti lasciandoti morire e diventando indifferente.
Guardati allo specchio, amico nichilista: la morte e l'indifferenza non ti rendono libero, sono i fiori che hai messo alle sbarre della tua prigione. Accendi la televisione, guarda quelle facce, ascolta quelle voci sguaiate. Gira sul grande fratello, su amici di maria de filippi: tu sei il rovescio di quella medaglia, ma in nulla sei differente da loro. Ti hanno solo venduto lo stesso sogno di libertà, pitturato di un colore diverso.